20 ottobre 2011

SIMBOLI E SPECCHI: il massimo amore nel massimo stupore

SIMBOLI e SPECCHI:
il massimo amore nel massimo stupore

LORENZO OSTUNI

Quando le persone interessate vengono a farmi visita nel mio studio-museo romano (dove ho in esposizione le mie collezioni di 16 mila Simboli) non posso fare a meno di ricordare a loro e a me stesso che lo studio della Simbolistica mi ha tenuto occupato da oltre 50 anni, esattamente dal 1954. Dovendo fissare una data di nascita della mia “via ai simboli”, devo spingermi appunto ad una giornata di dicembre di quell’anno.
Frequentavo il primo liceo classico e il nostro professore di filosofia, un non-vedente, ci parlava dei Presocratici: Eraclito, Parmenide, Empedocle…. antiche menti capaci di raggiungere la mia curiosità di ragazzo con quel loro pensiero folgorante, misterioso, tendente a spiegare l’origine e la realtà di tutte le cose.
Spulciando nel mio indiscreto diario di allora, ho ritrovato un pensiero annotato a matita, che oggimi fa venire i brividi:

“ Più l’essere s’immerge nel tempo più trova vocazione nel passare, più la vita diventa passato. E io sono il vivente, il passante: e più si allunga e si allarga il passato più crescono nel mio interno le voci. Aveva ragione Platone nel dire ‘Conoscere è ricordare’?
Voci senza inizio di anime che furono e che non furono; voci senza presente di anime che sono e che non sono; voci senza fine di anime che saranno e non saranno. Quando le anime, in me, si moltiplicheranno illimitatamente fino a diventare un solo suono, l’infinito suono unico dell’Universo, io cesserò di passare e diverrò eterno.”

Avevo scoperto il Simbolo e la sua essenza. Me ne innamorai e vi ho dedicato la vita. Ne valeva la pena: oggi posso dirlo con profonda convinzione.
Perche AMORE E PSYCHE? Perché parlare di simboli e vivere i simboli è, sempre, vivere e parlare d’amore, vivere e parlare di anima. Ed è ciò, cari lettori, che spero di fare in queste pagine colloquiando intimamente con voi e con le vostre sensibilità. Poniamoci in viaggio d’amore. Per riuscirci dobbiamo riconoscere che la via dei simboli è l’itinerario dell’anima. Amore e Psyche sono attuabili ‘solo’ sulla realizzante via dei simboli.


Qual è il luogo dove fioriscono i Simboli? Quel luogo è la Totalità del Reale: l’Universo, dall’infinito all’infinitesimo. A monte dell’Universo c’è l’Uno; a valle dell’Universo c’è l’Uomo, la mente umana.
Che cosa sono i Simboli?

LA MASSIMA ENERGIA NELLA MINIMA FORMA.
LA MASSIMA LUCE NELLA MINIMA OMBRA.
LA MASSIMA PACE NEL MINIMO CONFLITTO.
LA MASSIMA UNITA’ NELLA MINIMA DISPERSIONE.
IL MASSIMO AMORE NEL MASSIMO STUPORE.

Queste cinque proposizioni sono altrettante norme auree, che reggono e regolano l’”impero dei Simboli” nella mente di Dio, nella mente del Cosmo e nella mente dell’Uomo.
Un lavoro formativo e informativo sostanziale sulle grandezze simboliche e sulle connesse tavole pitagoriche comporta un percorso accurato e appassionato entro le cinque ‘leggi alchemiche’ suddette. Vorrei che le cinque norme rimanessero scolpite nel vostri cuori e nelle vostre coscienze. Dopo di che il nostro colloquio non potrà che essere fecondo e ricco di risultati ‘animici’ e ‘amorosi’.
Ovunque voi, in piena conoscenza e coscienza, scopriste l’effettiva presenza delle cinque leggi, sappiate che là e solo là germogliano i Simboli cercati. Altrove e altrimenti si fa strada l’irrealtà. Altrove e altrimenti inciamperemmo in copie cadaveriche, scorie, deserti.
Simbolo è, propriamente, la fine del deserto, l’esaurirsi della morte.
L’uomo ragiona per segni. Dio pensa per Simboli. L’uomo sorge e si consuma nei segni: transizioni e transitorietà. Dio contemplandosi assoluto, genera infinitamente Simboli e nei Simboli crea l’Universo, rendendolo Pura Metamorfosi nell’Eternità d’Infiniti Presenti.
L’Universo promanando dall’Uno e tendendo perpetuamente all’Uno è concepito nell’incondizionato e strutturato nella manifestazione per essenze eterne, per Simboli. L’Uomo, a sua volta, confinato nell’oceano dei segni transitori, naviga incessantemente alla nostalgica ricerca di ‘arcipelaghi permanenti’, i Simboli appunto. Tutte le derive umane hanno bisogno di sicuri porti. Nessun porto è più sicuro del Simbolo. Ogni Odissea ha senso se l’approdo a Itaca sarà certo. Ogni esilio ha senso se la terra promessa verrà mantenuta, cioè raggiunta e conseguita. E il Simbolo è, nel mondo delle Sostanze, la terra promessa. Si deduce, cosi, che i Simboli sono le “strutture permanenti” attraverso cui l’Uno costruisce incessantemente e illimitatamente il Cosmo, nell’ordine spirituale e nell’ordine fisico, e quindi l’Uomo (come parte fisica e spirituale del cosmo stesso). Le strutture permanenti che l’Uno depone nell’Universo (rendendolo ‘onniverso’) lungo le maree irrefrenabili del suo costante creare, sono appunto ciò che noi consapevolmente denominiamo Simboli.
I Simboli sono fiumi profondi “a sorgente divina” (teocentrismo), “a destinazione cosmica” (cosmo-finalismo) e “a navigazione umana” (antropo-gnosi). Un’arte, una scienza e una mistica tutte da coltivare, secondo una mappa fatta di stagioni successive e di concentricità simultanee. La sorgente divina (UNO = la sintesi suprema di tutti gli Ologrammi Unificatori) è una Simboloteca Infinita, un SymbolariumSupremum. La foce cosmica (CREAZIONE) è una illimitata applicazione fisica di ciò che abbiamo chiamato la Simboloteca Infinita o SymbolariumSupremum. La navigazione umana (VITA) è l’odissea individuale e collettiva di tutti gli umani alla scoperta travagliosa ed esaltante della Simboloteca e del proprio posto materiale, coscienziale e animico in essa.
Sviluppiamo il nostro pensiero. L’Universo quantificabile e quantificatore è costituito da ‘quanta’. E i ‘quanta’ sono ‘diaboli’ (gr. ‘diaboloi’: gli ingannatori, coloro che disgiungono): i divisori e i dividendi della Realtà, i quantificatori dell’Essere. L’Universo-Onniverso qualificabile e qualificatore è costituito da ‘qualia’. E i ‘qualia’ sono i ‘symbola’ : i fondatori e i fonditori, i Qualificanti dell’Essere.
Viaggiare nelle galassie dei Simboli è, per ciascuno di noi, avanzare nei fondamenti e nei Qualificanti. Come non amare e non comprendere una tale essenziale avventura, che sta al di là di tutti i credi, di tutte le adesioni intellettuali e di tutte le appartenenze scientifiche? I Simboli trascendono ogni area fideistica o cognitiva: soffrono di claustrofobia, non sopportano nessuna recinzione. La verità contenuta nei simboli è universale e universalizzatrice: dovunque e sempre coincide con le spinte alla libertà.

Un elenco di Simboli Primi, in avanscoperta:
L’UNO, lo ZERO, i MOLTI e i TANTI, il TUTTO e il NULLA, il PUNTO e la LINEA, la LUCE e la TENEBRA, il FINITO e l’INFINITO, il TEMPO e l’ETERNO, la SPIRALE e l’ELICA, la SFERA e il CUBO, il CONO e la PIRAMIDE, il CILINDRO e il PRISMA, la MORTE e l’IMMORTALITA’, il VERTICE e l’ABISSO, il SUONO e il SILENZIO, il RITMO e l’ARMONIA, il PIENO e il VUOTO, il SUBLIME e l’INFIMO sono Simboli. La COSCIENZA e la NESCIENZA altrettanto. Lo SPECCHIO è il Simbolo diluito in tutti gli altri Simboli e ne è insieme l’OCCHIO e l’AUTOCOSCIENZA.
(In concomitanza, pensiamo alla materia-specchio di cui ci parlano i cosmologi e i neuroni-specchio di cui ci informano le neuroscienze!)

I Simboli si dividono in ALFASFERA (= Strutture Alfa o radici, appartengono alla Realtà Spirituale o Divina); in BETASFERA (= Strutture Beta o tronco, appartengono alla Realtà Cosmica o Universo); in GAMMASFERA (= Strutture Gamma o rami, e appartengono alla Realtà Umana, alla mente della specie Homo, che si fa cultura nella storia).
Una rispettabile concezione gnostico-teosofica vuole che i Simboli siano “la melodia nel cuore di Dio”, che viene trascritta nella partitura del Mondo, poi orchestrata ed eseguita dai Viventi, nel nostro caso dalla Persona Umana.
Ogni Persona Umana vivendo orchestra ed esegue Simboli in diversi piani di realtà, in diversi teatri di coscienza, in diverse stanze d’amore.

Care amiche e amici, è bene comprendere preventivamente che lavorare sui Simboli è fare, col vagone Tempo, un viaggio sostenibile di andata e ritorno in ciò che chiamiamo (in mancanza di termini più esaurienti!) l’Eternità e la Totalità.


Essere nel Simbolo è essere in Amore.
Essere Simbolo è essere Amore.


Facciamoci compagni di strada. Reincontriamoci gemelli d’infinito.

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Trovo opportuno segnalarvi la mia base operativa. Il mio studio-museo esistente dal 1970 in via degli Scipioni 175/A in Roma, denominato LA CAVERNA DI PLATONE. Vi sono raccolti e comparati 15 mila simboli di ogni tradizione e di ogni epoca. Materiali sciamanici, magici ed esoterici delle culture arcaico-animistiche delle diverse aree del pianeta; materiali religiosi di impronta politeistica e monoteistica; materiali filosofici e gnostici di molte provenienze; materiali grafico-pittorici unici o rari; materiali iconografici e fotografici di particolare rilevanza storico-concettuale; filmati e video attinenti ai temi simbolici; migliaia di testi letterari originali e unici. E infine 170 specchi incisi al diamante con soggetti di grande rilievo iconico-simbologico sia d’occidente che d’oriente: si tratta di opere preziose, gli unici specchi incisi al diamante di grande impegno estetico esistenti al mondo. Mostre e corsi di studio li hanno fatto conoscere a pubblici interessati in Italia e nel mondo.

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Fattore cruciale dell’Onniverso dei Simboli è indiscutibilmente lo Specchio. Lo specchio è intrinsecamente ‘onniverso’, cioè volto al tutto e a tutte le cose. E tutte le cose può riflettere, scandagliare e proiettare. Lo specchio (ben noto ad Archimede e a Leonardo!) può riflettere, scandagliare, trasformare e proiettare perfino la LUCE, che molte concezioni ritengono l’essenza stessa dell’Universo. Va ribadito fino alla sazietà che lo specchio è il simbolo-coscienza sparso, a diluizione infinita, in tutti gli ordini caotici e cosmotici della globalità. L’attuale cosmologia concepisce gli universi paralleli: bene, il primo parallelismo è lo specchio ed è generato dallo specchio. La simbolistica da millenni ci parla dello specchio proponendoci scenari incantati di trascendimento. Avremo modo di parlarne di frequente, vedrete. Secondo un’antica cosmogonia indo-tibetana il Mondo sarebbe una sfera costituita, nell’interno e nell’esterno, da un numero illimitato di specchi. L’Infinito Tutto è descritto come supremamente riflettente e supremamente riflesso ovunque e sempre.


Il latino “speculum” (specchio) ha dato origine alla parola speculazione:
in antico speculare significava osservare il cielo e le stelle con l’aiuto di uno specchio. L’altra parola latina “sidus” (stella) ha generato considerazione che significa guardare l’insieme delle stelle.
Speculazione e considerazione, oggi termini astratti che designano elevate attività intellettive hanno origine dallo studio degli astri riflessi in uno specchio. Da ciò si evince che lo specchio, in quanto superficie riflettente e riflessiva, è l’espressione di un simbolismo sconfinato quanto a significati conoscitivi e coscienziali.


Lo specchio riflette l’Essere
e lo proietta nei suoi fondamenti.


Lo specchio è un “riflessore”, che partorisce l’essere cosciente: il “riflèssere”. Nel taccuino dell’anima annotiamo questa nuova voce: RIFLESSERE. Ci supporterà, gentili amiche e amici, nel nostro futuro dialogo sui Simboli, fondamenti della luce e dell’amore, oltre le realtà intraviste, oltre le aurore conosciute.
Accomiatiamoci con queste parole: I SIMBOLI SONO LA SUPREMA AVVENTURA DELL’UMANO NELL’ASSOLUTO E LA ROTTA DELL’ASSOLUTO NELL’UMANO.

Lorenzo Ostuni Roma 2010

Guarda anche : I SIMBOLI. La Mirrors Therapy di Lorenzo Ostuni

4 commenti:

asklepios ha detto...

Dice il filosofo,teologo e profeta Raimon Panikkar‎ : "Un simbolo senza Amore, senza simpatia, senza partecipazione non è un simbolo. Se toccando il simbolo non tocco me, quello non è un simbolo. Il simbolo è soltanto quando io ci sono, e allo stesso tempo, non ci sono, perché c'è di più.
[...] Quando io penso il simbolo, il simbolo comincia a sparire. Se cerco cosa significa, il simbolo comincia la sua dissoluzione.
Il simbolo è pura relazione, una relazione vissuta. La relazione è così forte che svuota me, svuota te ed è soltanto relazione nella relazione 'ci sei tu ci sono io'; l'importante della relazione non sono i poli della relazione, ma la relazione stessa." e ancora : "'... la frammentazione del conoscenza ha portato alla frammentazione del conoscente, e in particolare al divorzio tra conoscenza e amore. Ma conoscenza senza amore è mero calcolo, non penetra in ciò che si conosce; amore senza conoscenza è semplice emozione, non si identifica con ciò che si ama. La loro relazione è intrinseca e costitutiva perché, ciò che ci permette di "vedere", di "toccare", di essere "in contatto" con la realtà è la nostra natura amante-conoscente, è la nostra capacità d'intelligenza d'amore, per la quale abbiamo smarrito una definizione adeguata nel nostro linguaggio ordinario quando il "cuore" ha perso il suo potere simbolico."

Il simbolo non si capisce,se ne fa intimamente esperienza.Il simbolo ricompone,si inscrive profondamente nella trama della relazione,di ogni relazione,e' cio' che unisce parti diverse e separate. Dunque il simbolo appartiene alla dimensione sovrana,radicale dell'AMORE. Questo e' il motivo per cui il simbolo guarisce,perche' lavora per intercessione di amore....
Questa consapevolezza ci da' una spinta in piu' a comprendere come il simbolo e l'amore appartengano alla stessa dimensione del sacro...Ecco perche' Jung in un suo celebre scritto dice : «Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono ripetutamente trovato di fronte al mistero dell’amore, e non sono mai stato capace di spiegare che cosa esso sia. [...] Qui si trovano il massimo e il minimo, il più remoto e il più vicino, il più alto e il più basso, e non si può parlare di uno senza considerare anche l’altro. Qualunque cosa si possa dire, nessuna parola potrà mai esprimere tutto. Parlare di aspetti parziali è sempre troppo o troppo poco, perché soltanto il tutto ha significato. L’amore “soffre ogni cosa” e “sopporta ogni cosa” (I Cor., XIII, 7). Queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire; non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo, nel senso più profondo, le vittime e i mezzi e gli strumenti dell’“amore” cosmogonico. [...] L’amore non viene mai meno, sia che parli con la “lingua degli angeli” o che, con esattezza scientifica, tracci la vita della cellula risalendo fino al suo più ultimo fondamento. L’uomo può cercare di dare un nome all’amore, attribuendogli tutti quelli che ha a disposizione, ma sarà sempre vittima di infinite illusioni. Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio.» (C.G. Jung, Ricrdi,sogni riflessioni,pp. 413-414.)

d4ny3L4 ha detto...

Infinito Lorenzo, lo specchio dell'Eterno riflette l'Amore sull'epidermide del Tuo Essere.

Larvatus prodeo ha detto...

L’Alchimia degli specchi: l’Enantiomero Uroborico (parte I)

Gli specchi - siano essi vezzose suppellettili di splendida fattura, o la coltre d’acqua che seppe accogliere e respingere il meraviglioso volto di Narciso, o ancora le superfici metalliche sapientemente polite in antico per cogliere fugace il bagliore di offuscati riflessi – sono entità paradossali, magiche e numinose. Non appartengono unicamente al dominio dell’Arte e nemmeno solo a quello della Natura. Si manifestano con la Luce, eppure hanno bisogno del conforto dell’Ombra per dispiegare la loro azione sottile. Incarnano il principio Maschile allorché, riflettendo la Luce, proiettano la loro oscura Potenza, e quello Femminile perché, assorbendo le Ombre, attraggono luminosa Misericordia. Infiniti ed Eterni sono però anche sempre “qui ed ora”, per l’Io che osa accostarvisi; e insieme, anche un “non qui” e un “non ora” per l’Inconscio che vi è risvegliato.

Riproducono fedelmente ciò che è, ma con estro d’Elia artista, lo distorcono, piegandolo a leggi diverse e sconosciute e aprendoci le dimensioni dell’Ignoto. Raccontano, dunque, ma tradiscono, riferiscono ma interpretano, costruiscono ma distruggono, attraverso le stesse regole svelano e nascondono. Ci sfidano con la compresenza di Essere e Non Essere, riconducendo l’Intelletto e la Percezione ad un’appercezione trascendentale, trascendente se stessa, impossibile. Ci mostrano il vertice dell’Abisso, dove Dio dimora inconosciuto e inconoscibile, eppure è lì che il “Conoscibile” acquista senso. Gli Specchi ci guidano alla scoperta di noi stessi come dell’essenza stessa, rivelandoci che Conoscente e Conosciuto, Soggetto e Oggetto, Io e l’Altro, Dio e Uomo sono coppie di opposti inopposti, e inopponibili, ma capaci di prendere consistenza solo come polarità di una Unità trascendente e inafferrabile. Nulla è Reale che non trovi tormentata pace e quieta guerra nello Specchio, eppure anche nulla che sia nello Specchio è semplicisticamente Reale o Irreale.

Le nostre categorie si infrangono sulle loro superfici ardenti di Fuoco e bagnate d’Acqua, senza che questo le renda affatto inutili. Anzi, vi si prova la loro necessità per risalire al termine ultimo, all’Inizio, purché poi si sappia anche lasciarsi cadere nel baratro, annegare nella Fine. Così accade ugualmente per le nostre percezioni. Gli Specchi ci insegnano a diffidarne, eppure a non dismetterle. Anche esse, infatti, ci occorreranno nella Discesa, quando sprofonderemo negli Specchi imparando a risalirne le vette: allora apprenderemo a sentire con quei sensi interni che veramente ci rendono filii Macrocosmi. Come in alto, così in basso recita uno dei fondamentali principi alchemici della Tabula Smaragdina. Ecco dove si compie l’Alchimia degli Specchi che notoriamente non invertono destra e sinistra, contro ogni evidenza sensibile, ma fronte e retro: come in alto così in basso, diventa quindi (anche psicoanaliticamente) “come di fronte così di retro”. L’alchimia è un processo di trasformazione che si attua sull’orlo del Paradosso, proponendosi la trasmutazione della Materia in Spirito e dello Spirito in Materia. Jung vi seppe leggere una metafora – un simbolo diremmo più opportunamente - del Processo analitico di Individuazione. Individuarsi non è che “indiarsi”, riconoscere la propria limitatezza nella propria sconfinata, antichissima -“retrostante” - infinitezza, è un’immergersi in se stessi e insieme un’ascendere d’Anima e Corpo nell’unità primigenia in cui entrambi abitano. È un liberarsi delle scorie, non semplicemente eliminandole, ma raffinandole e facendone alimento/elemento stesso la più pura delle generazioni, quella che avviene di noi stessi da noi stessi.

Larvatus prodeo ha detto...

L’Alchimia degli specchi: l’enantiomero Uroborico (parte II)


Gli Specchi sono dunque simboli, se possibile simboli di ogni simbolo, Contenenti di ogni contenuto, Forma d’ogni Materia, Sostanza di ogni Relazione, Spirito di ogni Conoscenza, in perfetto equilibrio di opposte forze. Il termine Speculum è usato nella letteratura filosofico-scientifica sia analogicamente, come qualcosa attraverso cui si vede confusamente, che si rivela e ci rivela tra Luce o Ombra, sia anagogicamente come “sintesi” mirabile capace di guidare il Nòstos, il viaggio di ritorno all’Uno dove l’Uno è anche finalmente Molteplice, differenziato ma non distinto.
Per questo la Terapia degli Specchi nel guarire l’aridità d’un intelletto svilito - che tutto divide, atomizza, parcellizza - attraverso l’esperienza trascendentale di annegamento categoriale-percettivo in cui ci si riscopre “organo” dell’Universo, rigenera alle fondamenta anche ogni possibilità di autentica conoscenza.
La contratta espansione e l’espansa contrazione dello Specchio, in cui Soggetto e Oggetto si toccano e si riconoscono, invertendosi, reciprocamente, ci svelano il nostro rapporto con l’Essere e con il Non Essere. Se è vero che gli Specchi si attivano nella relazione con l’Altro, con ciò che rispecchiano, è altrettanto indubitabile che ne sono, di fatto, ontologicamente indipendenti. Terribilmente autonomi, Assoluti, ma anche teleologicamente “asserviti” – e questo è il Paradosso - a chi in essi guardi e si confronti. Ecco il Mistero e la sua Chiave. Se Microcosmo e Macrocosmo intrattengono un rapporto speculare, sappiamo anche che ciò che possiamo conoscere si dà sincronicamente solo nel modo in cui ce lo aspettiamo quando ci accostiamo ad esso nel reciproco gioco di proiezioni che si dispiega. È esattamente qui che si ha l’esperienza più autenticamente trascendente di quanto ogni Oggetto sia Soggetto, di quanto il nostro Conoscere sia ontologicamente sempre anche un Divinare.